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Onori alla bandiera !
ORDINE MILITARE D’ITALIA
Alle Bandiere del 78° e 77° reggimento fanteria
Nei duri cimenti della guerra, nella tormentata trincea o nell’aspra battaglia, conobbe ogni limite di sacrificio e di ardimento; audace e tenace, domò infaticabilmente i luoghi e le fortune, consacrando con sangue fecondo la romana virtù dei figli d’Italia ( 1915 – 18 ).
decreto 5 giugno 1920
MEDAGLIA D’ORO.
Alla Bandiera del 78° reggimento fanteria
” Con impeto irrefrenabile assaltarono e travolsero le più formidabili posizioni, con orgogliosa audacia cercarono e sostennero la lotta vicina, fieramente sprezzando i più gravi sacrifici di sangue ed acquistando fama leggendaria, si che il nemico sbigottito ne chiamò ” Lupi ” gli implacabili fanti. (Veliki-Fajti, 1-3 novembre 1916; Floudar – S. Giovanni di Duino – Foci del Timavo, 23-30 maggio 1917; 23 agosto – 3 settembre 1917; Tagliamento: 2-3 novembre 1918) “. (Bol1. Uff. anno 1920, disp. 47 e 86).
Alla Bandiera del 77° reggimento fanteria
” Con impeto irrefrenabile assaltarono e travolsero le più formidabili posizioni, con orgogliosa audacia cercarono e sostennero la lotta vicina, fieramente sprezzando i più gravi sacrifici di sangue e acquistando fama leggendaria, si che il nemico sbigottito ne chiamò ” Lupi” implacabili fanti. (Veliki-Fajti, 1-3 novembre 1916; Flondar – S. Giovanni di Duino Foci del Timavo, 23.30 maggio 1917; Tagliamento, 2- 3 novembre 1918) “.(Boll. Uff. anno 1920, disp. 47).
MEDAGLIA D’ ARGENTO.
Alle Bandiere dei reggimenti della brigata Toscana 77° 78° fanteria
” Con azione rapida, decisa, brillante, superavano le difese nemiche del Sabotino e poi, con salda tenacia resistendo ~ violenti contrattacchi, mantenevano la posizione conquistata. Infliggendo al nemico gravi perdite e catturandogli numerosi prigionieri: (Sabotino 6-7 agosto 1916) “. (Boll. Uff. anno 1916, disp. 66).
Alla Bandiera del 78° reggimento fanteria
” in tre giorni di aspra lotta, con estrema tenacia e sommo valore, sbarrava il passo al soverchiante nemico che aveva sfondato la prima linea : i petti degli eroici fanti furono muraglia contro cui s’infranse 1’impeto avversario. Per la difesa del suolo della Patria non conobbe limiti di sacrifizio e di ardimento (Col del Rosso – Col d’Echele, 23-24-25 dicembre 1917)”. (Boll. Uff. anno 1916, disp. 47).
MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALORE DELL’ESERCITO
Alla Bandiera del 78° reggimento fanteria
Inquadrato nelle forze del contingente italiano impegnato in Somalia per le operazioni di soccorso e protezione alla popolazione, nonostante le oggettive difficoltà ambientali, si prodigava con totale dedizione ed elevata professionalità nella delicatissima e pericolosa missione. Operando in condizioni estreme di sicurezza, i suoi uomini hanno sempre confermato sia in attività di controllo del territorio, sia in azioni di rastrellamento per la ricerca di armi, sia in operazioni antibanditismo e/o scorte a convogli umanitari, spiccate capacità operative, altissimo senso del dovere e coraggio non comune. In particolare il giorno 9 ottobre 1993 veniva coinvolto in un conflitto a fuoco di particolare intensità, a seguito del rinvenimento di un ingente quantitativo di armi e munizioni. In tale circostanza l’unità reagiva con immediatezza ed efficacia, dimostrando capacità di discriminare e graduare le reazioni dello proprio personale tenendo in tal modo un contegno esemplare che consentiva di evitare inutili spargimenti di sangue tra la popolazione somala. La fierezza, l’orgoglio e la certezza di portare vitale soccorso umanitario ad una popolazione disperata e la necessità di rifare ordine ad un paese martoriato dalla guerra civile sono state le motivazioni che ne hanno contraddistinto l’operato anche se svolto esponendo la vita a manifesto rischio. Chiaro esempio di grande perizia ed estremo valore che hanno concorso ad elevare e nobilitare il prestigio dell’Esercito italiano.
Somalia, 20 agosto – 4 dicembre 1993
decreto 17 marzo 1995
ATTESTATO DI PUBBLICA BENEMERENZA AL VALOR CIVILE
Alla Bandiera del 78° reggimento fanteria
Si prodigava con altruistico slancio in favore di centri colpiti da una violenta alluvione curando il salvataggio di persone isolate ed il rinforzo di argini pericolanti. (Firenze e Provincia, 4 novembre – 20 dicembre 1966)
CITAZIONI SUI BOLLETTINI DI GUERRA DEL COMANDO SUPREMO.
BOLLETTINO DI GUERRA N. 731 (25 maggio 1917, ore 16).
Sulla fronte Giulia, dal mare a Plava, la battaglia continua accanitissima. Superando gli ardui ostacoli dell’insidioso terreno, espugnando palmo a palmo gli estesi grovigli delle fortificazioni nemiche, contesi da avversario numeroso ed agguerrito, le nostre infaticabili truppe ottennero ieri nuovi brillanti successi. [1 complesso (lei prigionieri accertati nelle giornate del 23 e del 24 ascende a 10245 di cui 316 ufficiali: il bottino di guerra è anche esso considerevole. Nel tratto compreso fra il mare e la strada Jamiano-Brestovizza, le ardite brigate. Toscana (770 e 780 reggimento), Arezzo (225° e 226° reggimento, e 2^ di bersaglieri (7° e 11° reggimento), sostenute da talune batterie da campagna, che si spinsero intrepide tra le fanterie, ricacciarono il nemico sino sulla linea Foce Timavo-Floundar- q. 31 a sud-est (li Jamiano. A nord di Jamiano, dopo tenaci attacchi nei quali si distinse la brigata Mantova (113° e 114° reggimento), furono conquistate le munitissime alture di q. 235 e 247 ed estesa la nostra occupazione sino alle prime case di Versic. Da Castagnavizza al Frigido, violenti contrattacchi nemici tentarono di alleggerire la nostra pressione nel settore meridionale del Carso : fallirono tutti per la salda resistenza delle nostre truppe e specialmente delle fanterie della brigata. Barletta (137° e 138° reggimento). Ad oriente di Gorizia, respinte nella notte insistenti irruzioni del nemico sulla q. 174, a nord di Tivoli, e contro Grazigna, espugnammo nuove posizioni sulle pendici settentrionali del S. Marco. Nella zona da M. Cucco a Vodice, l’avversario moltiplica vanamente gli sforzi contro le posizioni da noi conquistate. Su tutta la fronte del valoroso Il Corpo di Armata e specialmente della 53^ divisione, si sono constatate le rilevanti perdite sofferte in questi giorni dal nemico. Anche ieri forti nuclei tentarono un’azione di sorpresa contro le nostre linee ad oriente dell’ altura q. 652 (Vodice). Furono contrattaccati e sbaragliati: i nostri li inseguirono sin nelle loro posizioni di partenza, che espugnarono catturando numerosi prigionieri. Ad est di Plava ampliammo l’occupazione dell’altura di q. 363. Attivissima fu la guerra aerea. Squadriglie di nostri velivoli bombardarono la stazione di S. Lucia di Tolmino e le retrovie nemiche sul Carso, con effetti assai efficaci. In combattimnenti aerei furono dai nostri aviatori abbattuti tre velivoli.
Generale CADORNA.
BOLLETTINO DI GUERRA N. 901 (11 novembre 1917, ore 13).
All’alba di ieri, dopo preparazione di artiglieria cominciata la sera precedente, il nemico, oltrepassata la nostra linea di osservazione nei pressi di Asiago, attaccò i retrostanti posti avanzati (li Gallio e di M. Ferragh (quota 1116) riuscendo dopo viva lotta ad impadronirsene- Il 16° riparto d’assalto e riparti delle brigate Pisa (29° e 30°) Toscana (77° e 78°) e del 5° reggimento bersaglieri con successivo risoluto contrattacco riconquistarono le posizioni ricacciando l’avversario e facendo un centinaio di prigionieri. Una avanguardia nemica spintasi fino all’abitato di Tezze in Val Sugana venne prontamente attaccata e catturata. Sul Piave, le nostre truppe di copertura, respinti riparti nemici che le avevano attaccate sulle alture di Valdobbiadene. passarono sulla destra del fiume distruggendo poscia il Ponte di Vidor. Lungo il medio e basso corso del fiume, scambio di cannonate e raffiche di mitragliatrici.
Generale DIAZ.
BOLLETTINO Di GUERRA N. 946 (26 dicembre 1917, ore 13).
Ieri, sull’altopiano (li Asiago la lotta si è riaccesa all’alba. L’avversario ha concentrato i suoi sforzi sulla nostra estrema destra tra Col del Rosso e la val Frenzela ma, contenuto frontalmente, non ha potuto oltrepassare il caseggiato di Sasso. Nostre truppe da Costalunga e M. Melago hanno rinnovato più volte gli attacchi su Col del Rosso e su M. di Valbella che hanno ripreso senza però poterne mantenere 1’ occupazione. Nel pomeriggio il combattimento diminuì d’intensità. Nelle azioni di questi giorni si sono particolarmente distinti il .780 reggimento fanteria (brigata Toscana) e il 5° reggimento bersaglieri. Sulla sinistra del Brenta, un tentativo di attacco ad ovest di ‘ Osteria il Lepre ” venne prontamente represso dal nostro tiro di sbarramento.
Generale DIAZ.
Onori ai caduti!
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S. Ten. Giuseppe Cangialosi, da Palermo – M.O.V.M. C.te di pl. – 77° Reggimento Fanteria |
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<< Durante due giorni di cruento combattimento in prima linea, ogni suo atto fu atto di valore. Avendo il nemico, che stringeva il suo reparto in una morsa di fuoco, invitato le truppe scosse alla resa, usciva dal riparo, e, agitando una bandiera tricolre in faccia agli stessi avversari, scaricava baldanzoso la rivoltella, e ad ogni nemico che cadeva sotto i suoi colpi gridava: <<Così si arrendono i soldati d’Italia>>. Colpito mortalmente alla fronte, bagnava col proprio sangue il terreno conteso, infondendo nei soldati, col sacrificio della sua vita, il vigore necessario a mantenere definitivamente la posizione >>. Veliki Hribach, 12 ottobre 1916
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Ten. Fulvio Tomassucci, da Viterbo – M.O.V.M. C.te di compagnia – 77° Reggimento Fanteria |
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<<Comandante di una compagnia, cui aveva saputo infondere il proprio ardimento, irrompeva dalle nostre trincee su quelle avversarie, conquistandole e facendovi numerosi prigionieri, avanzando ancora, alla testa della sua compagnia, per oltre un chilometro. Incaricato di mantenere contatto col nemico, non gli dava tregua. Contrattaccato da questo, lo respingeva ed inseguiva, e, cogli altri reparti del battaglione, contribuiva a conquistare una nuova posizione più avanzata e a farvi altri prigionieri. Il giorno dopo, benché destinato di rincalzo, compresane la necessità, fu il primo ad uscire dalle nuove posizioni per slanciarsi con mirabile ardire contro l’avversario che in grandi forze veniva ancora al contrattacco, e ne attraversava le disorganizzate file dando modo al battaglione di circondare una colonna avversaria di oltre mille uomini con ufficiali superiori, e di farli pure prigionieri. Sorpreso alle spalle dal fuoco di una mitragliatrice nemica abilmente nascosta, la circondava con pochi uomini, catturandola insieme al personale. Incaricato di riconoscere una importante posizione col suo reparto, si slanciava sui reticolati avversari, li attraversava ed occupava la trincea di cresta, vincendo l’ostinata resistenza dei difensori e mettendoli in fuga. Contrattaccato subito dopo da forze superiori, resisteva fino all’ultima cartuccia e, ferito a morte, cadeva nelle mani dell’avversario>>. Veliki Hribach-Fajti Hrib, 1-3 novembre 1916
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Maggiore Giovanni Randaccio, da Torino - M.O.V.M. Comandante il II Battaglione – 77° Reggimento Fanteria |
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<< Manteneva semprevivo nel suo battaglione quello spirito aggressivo col qualelo aveva guidato alla conquista di importanti posizioni nemiche. Attaccava q. 28, a sud del Timavo, con impareggiabile energia, e nonostante le gravi difficoltà, la occupava. Subito dopo, colpito a morte da una raffica di mitraglia, non emise un solo gemito, serbando il viso fermo e l’occhio asciutto, finché fu portato alla sezione di sanità, dove soccombette, mantenendo, anche di fronte alla morte, quel l’eroico contegno che tanto ascendente gli dava sulle dipendenti truppe quando le guidava all’attacco >>. Fonti del Timavo (q. 28), 28 maggio 1917
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Caporale Vincenzo Forte, da Spezzano Albanese (Co) – M.O.V.M. Comandante di squadra – 77° Reggimento Fanteria |
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Ten. Mario Cicognini M.O.V.M. Comandante della Compagnia Arditi del 77° Rgt. |
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Fante Riccardo Moioli M.O.V.M. Porta fucile mitragliatore, 78° Rgt. |
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Porta fucile mitragliatore, durante violento, improvviso attacco nemico, contribuiva con il tiro preciso della sua arma ad arrestare e respingere il nemico. Ferito ad una gamba rifiutava ogni soccorso e rimaneva al suo posto. Colpito una seconda volta da bomba di mortaio al petto e al viso che lo rendeva quasi cieco, persisteva nella lotta. Raggiunto una terza volta dal piombo dell’avversario, in piedi proteso verso il nemico in fuga, cadeva alò grido di “Viva l’Italia” immolando così la giovane vita alla Patria. Fulgido esempio di valore e di indomita tenacia. Fondo valle della Vojussa (fronte greco) 18 marzo 1941.
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S. Ten. Igino Urli M.O.V.M. C.te di plotone fucilieri – 78° Reggimento fanteria |
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Assunto il comando di una compagnia fucilieri, in sostituzione del Capitano caduto nel combattimento, rimasto unico ufficiale del reparto, alla testa di un pugno di fanti, azionando personalmente un fucile mitragliatore, conquistava successivamente due agguerrite posizioni nemiche. Ferito una prima volta ad un ginocchio, dopo rapida e sommaria medicazione riprendeva subito il comando della compagnia. Ferito una seconda volta ad una spalla, rifiutava ogni soccorso e brandendo il fucile mitragliatore per l’impugnatura, persisteva nella lotta corpo a corpo. Ferito una terza volta e mortalmente, spirava tra le braccia dei propri fanti al grido di “Viva i miei Lupi”. Fulgido esempio di alte virtù militari, coronava con il supremo sacrificio la vita di eroico combattente che aveva iniziata da volontario in terra di Spagna. Mali-Tabajani (fronte greco) 10 gennaio 1941 |
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