Storia


Curtatone e Montanara
maggio 30, 2009, 6:18 pm
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Ringraziamo Cristian per averci ha mandato questo pezzo che pubblichiamo integralmente .

Carissimi Lupi,
spero di fare cosa gradita se oggi, 29 maggio, nell’anniversario della
Battaglia di Curtatone e Montanara, vi invio un breve, ma spero prezioso,saggio, edito per la prima volta nel lontano 1863, in cui si narrano le origini ideali del nostro Reggimento.
Come ben sappiamo, il nostro Reggimento, costituito nel 1862 come “Granatieri di Toscana” e divenuto, nel 1871, 78° Reggimento fanteria “Toscana”, ha ereditato la tradizione del sacrificio e del valore dei patrioti toscani, morti a Curtatone e Montanara nella Prima Guerra d’Indipendenza: “la bandiera del 78°Rgt. Fanteria Toscana riceve un’ardua consegna ed i suoi fanti un solenne impegno a continuare l’esempio degli universitari toscani che volontari a Curtatone e Montanara, in 6mila contro 35mila, resistettero con eroica tenacia
sul Mincio, schiudendo con il loro sacrificio la vittoria di Goito alle truppe piemontesi”.

Per me, che ho avuto l’onore di prestare il servizio militare nel 78° Rgt. a 25 anni, appena laureato, e, quindi, ancora fresco di studi universitari, quella nei Lupi è stata un’esperienza estremamente profonda, non solo sul piano umano, ma anche sul piano politico-ideale.
Il 29 maggio 1848 la divisione Toscana, di appena 6mila soldati, tra cui
anche un battaglione di giovani volontari universitari, senza esperienza, male equipaggiati, affrontò oltre 35mila soldati, comandati dal generale Radetzky. L’esito dello scontro lo conosciamo tutti: i giovani toscani furono massacrati dalle predominanti forze nemiche. Eppure, nonostante questo, resistettero un’intera giornata, permettendo all’esercito piemontese di riorganizzarsi e di
vincere, il giorno successivo, la Battaglia di Goito.
Sul piano militare la Battaglia di Curtatone e Montanara si risolse in una
carneficina per le truppe italiane che, pur travolte dal fuoco nemico, decisero di continuare a combattere. Tuttavia questa battaglia assunse subito per l’opinione pubblica italiana un significato ideale, che trascendeva la sua importanza militare, trasformandosi in un simbolo: come gli spartani di Leonida alle Termopili, dei giovani italiani, inferiori per numero, armamento, capacità militare, avevano saputo fronteggiare uno dei più potenti eserciti d’Europa, ma soprattutto, con il loro sacrificio, avevano dato vita “all’ideale nazionale italiano”. Migliaia di giovani toscani erano morti volontari in battaglia non per combattere per il loro Stato (il granducato di Toscana), ma per la Nazione Italiana. Così, quella che sarebbe potuta passare alla storia come una “guerra regia”, combattuta dallo Stato piemontese contro gli austriaci per acquisire nuovi territori alla corona sabauda, si era trasformata, con il sangue e l’ eroismo dei giovani toscani, agli occhi dell’intera opinione pubblica europea e della storiografia tutta come la Prima Guerra d’Indipendenza.
Dopo l’unità di Italia, a memoria dell’eroismo e del sacrificio dei figli della Toscana, nell’Esercito Italiano venne costituita la Brigata, e all’interno della quale il Reggimento, che ne riprese il nome “Toscana”, ereditando la tradizione ed i colori dei martiri del 1848.
Oggi, dell’epopea del Risorgimento Italiano, delle piccole e grandi storie di eroismo che lo hanno reso “vivo”, non se ne ricorda più quasi nessuno. Ed anche l’unità d’Italia sembra essere divenuto un ideale “vecchio”, non più alla moda.
Lo stesso 78° Reggimento “Lupi di Toscana”, che quest’ideale unitario lo ha incarnato, custodendolo nel proprio nome e nelle proprie tradizioni, è stato sciolto con grottesche motivazione economiche e burocratiche, come se la tradizione, l’amor patrio, lo spirito di corpo, possano essere valori mercificati e oggetto di valutazioni contabili!
E tuttavia, in un momento tanto difficile per la nostra Repubblica, una e
indivisibile, il nostro dovere di “Lupi” continua, tramandando le tradizioni
del nostro Reggimento e trasmettendo ai nostri concittadini quell’insieme di valori che hanno costituito la Storia dei Lupi di Toscana, che, magari, da ragazzi, durante il servizio militare, non abbiamo appieno compreso, ma che oggi, divenuti adulti, riconosciamo essere parte importante della nostra vita.
Fraterni saluti
Christian


4 commenti finora
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ho letto,quanto scritto dal LUPO cristian, senza parole, sono fiero di aver fatto il militare di leva dal 6/6/69 al 6/9/70 nel 78° RGT ” LUPI DI TOSCANA ” a SCANDICCI caserma GONZAGA,dopo il C.A.R., fui trasferito a PISTOIA sempre AL 78° RGT LUPI DI TOSCANA, che posso dire,diventai il capitano della squadra di calcio del II/78° RGT LUPI DI TOSCANA PER UN CAMPIONATO DI CALCIO FRA LE DIVERSE BRIGATE DI ALLORA , LA NS. ERA LA BRIGATA ” FRIULI ” DOPO VARIE VITTORIE FACEMMO LA FINALE CON IL 40° DI BOLOGNA…..

Commento di CLAUDIO

SE ANDATE A VIENNA NEGLI ARCHIVI STORICI DELL’EX IMPERO ASBURGICO C’E'NOME E NUMERO DEL COLONNELLO NAPOLETANO CHE CON IL BATTAGLIONE DELL’ESERCITO NAPOLETANO AVEVA FERMATO GLI AUSTRIACI..BASTA CON LE BALLE..DICAMO LA VERITA’

Commento di ciro

Lo storico contemporaneo Arrigo Petacco ha fornito sulla battaglia una versione dei fatti molto diversa[2].

Nella prima Guerra di indipendenza (1848) il Piemonte dichiarò guerra all’Austria con grande coraggio e in suo aiuto il Regno delle due Sicilie e lo Stato Pontificio si allearono nella prima fase della guerra. E alcuni reparti militari napoletani e pontifici combatterono in Lombardia.

A Curtatone e Montanara ci fu un episodio passato alla storia, in cui, si legge nei libri di scuola, “gli studenti universitari di Pisa fermarono gli austriaci che stavano per aggirare l’esercito di Carlo Alberto.”

In realtà non erano gli studenti di Pisa, gli studenti di Pisa c’erano ma alle prime scoppiettate scapparono, rimasero lì un battaglione partenopeo comandato da un colonnello napoletano che tennero duro e respinsero gli austriaci. Questo è un fatto storico, anzi nel diario di guerra dell’esercito austriaco a Vienna c’è proprio anche il nome e il numero del comandante. Alla fine della Prima guerra di indipendenza con i Borboni ritirati nel frattempo a Napoli, gli storici piemontesi che scrivono della guerra si trovano di fronte all’imbarazzo che l’unico episodio vero e nobile vede protagoniste le truppe Borboniche. E allora si inventarono che gli studenti di Pisa non solo avevano fermato gloriosamente, ma che il loro comandante che si chiamava Giuseppe Montanelli addirittura ottenne che la feluca gli fosse tagliata a metà sulla punta per ricordare la battaglia, di cui non era stato protagonista.

E questa storia l’ho raccontata al mio amico Indro Montanelli, discendente di quello, gli dico: “Guarda Indro che la verità è questa” e lui mi disse: “Eh lo so, ma ora non me la posso mica prendere col mì nonno!” e anche nel suo libro di Storia ha confermato la vicenda degli studenti pisani.”

(fonte wikipedia)

Commento di cosimo

mi permetto di sottolineare che i toscani ( questa è la storia scritta dagli austriaci e non dagli storici piemontesi imbarazzati per la diserzione dei toscani e per la resistenza dei borboni ) scapparano alle prime schioppettate chi tenne duro furono i giovani terroni del battaglione nepoletano e i papalini .Si questa è la storia vera di quel maggio .Eroismo attribuito ai studenti di pisa dagli storici dei savoia ma non dall’ onere dalle armi…che mi dispiace fu solo dei terroni..analfabeti e non di docenti e di studenti di una università.Il coraggio non e sinomino di cultura o di appartenenza …. In fondo se non c’era li quel giorno il mio trisnonno li .. oggi forse non saremmo italiani…. e poi in fondo l’ importante era alvare l’ esercito dei piemontesi … viva l’ italia . ciao

Commento di giorgio lagana




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