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Il socio Fulvio Pecis ci ha fornito questo eccezionale documento storico relativo all’ inaugurazione, nel lontano 1925, del monumento dedicato ai Lupi di Toscana in Piazza San Giovanni a Bergamo, di fronte alla Caserma Umberto I° (attuale Caserma Montelungo) sede del 78° Reggimento. Bergamo fu sede del Reparto fino al 1947 anno di trasferimento alla Caserma “Gonzaga” di Scandicci, Firenze.
Seguono 2 immagini recenti del monumento ai Lupi.
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In località Case Zocchi di Asiago è presente una piccola Cappella dedicata ai Lupi di Toscana che in quel luogo rimasero uccisi durante la Prima Guerra Mondiale.
In quel luogo c’era un avamposto formato da 23 Lupi guidati dall’allora Sottotenente diciannovenne Orfeo Lucchini di Leffe, Bergamo.
Il compito era disperato.
Dovevano rappresentare la prima fascia avanzata di difesa e resistere fino all’ultimo uomo. Si salvarono solo 3 Lupi fra cui Orfeo Lucchini.
Molti anni dopo lo stesso Ufficiale, che aveva poi combattuto sempre nella Divisione Lupi di Toscana in Albania, fece costruire la Cappella a ricordo dei suoi eroici compagni.

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Ringraziamo il 1° Mar. Ferrazza per la bella testimonianza:
LA CRISI ITALO – LIBICA del 1986
IL 78° A PANTELLERIA (OPERAZIONE “GIRASOLE”)
L’anno 1986 è caratterizzato da una grave crisi diplomatica tra Italia e Libia.
La conseguenza estrema di tale crisi fu il lancio, da parte della Libia, di due missili SS-1 SCUD che colpirono una postazione LORAN (Stazione di sincronizzazione e trasmissione) della Marina USA sita nell’isola italiana di Lampedusa (15 aprile 1986).
Tale azione era stata intrapresa in ritorsione all’attacco aereo USA che qualche giorno prima aveva pressochè distrutto la residenza del leader libico Gheddafi che si era salvato per puro caso. Solo uno dei due missili indirizzati sull’isola giunse sul bersaglio senza però provocare vittime, ma tanto bastò per diffondere il panico nella popolazione locale.
All’epoca, le isole di Lampedusa e Pantelleria venivano utilizzate per scopi puramente addestrativi, tant’e’ vero che il 78° si era già recato sull’isola di Pantelleria altre due volte, una nell’ aprile del 1985 (la 1^ Cp. Mot. In esercitazione a partiti contrapposti con la Cp. Genio Pionieri “FRIULI”) e nel gennaio 1986 per un vero e proprio campo d’arma a livello Btg. Nel quadro delle attività della neo-costituita Forza di Intervento Rapido.
In quelle giornate cruciali si addestrava nella zona la Brigata paracadutisti “FOLGORE”, in particolare il 1° Btg. CC par. “TUSCANIA”, cui i LUPI avrebbero dato il cambio da lì a qualche giorno.
Questa volta però non si trattava di una esercitazione anzi, sarebbe stato un valido banco di prova per un reparto della neo-nata Forza di Intervento Rapido, costituitasi da appena qualche mese.
L’organigramma del reparto da inviare a Pantelleria venne rimodellato sul tamburo , sulla base delle esigenze operative del momento ed era articolato come segue:
- Nucleo logistico (per le esigenze del plotone che sarebbe stato distaccato a Kuddia Randazzo);
- Compagnia fucilieri su tre plotoni fucilieri (due dei quali tratti dalla 3^ Cp. mot. ed uno fornito dal 19° Btg. Cor. “M.O. TUMIATI”) ed un plotone c/c.
Naturale Comandante del reparto, il Cap. Michele LOSACCO, già Comandante della 3^ Cp.mot. in Patria. Per completare l’organico vennero scelti alcuni Ufficiali e Sottufficiali delle altre Compagnie con qualche rinforzo esterno dal 19° Btg.cor. “M.O. TUMIATI” e della Compagnia controcarri “FRIULI”. Sarebbe inoltre stata costituita un’altra Compagnia di formazione, stavolta su base 1^ Cp. mot. che, al comando del Cap. Mario ANTONUCCI avrebbe successivamente dato il cambio al reparto di primo impiego.
La partenza avviene nella prima mattinata del 21 aprile 1986 dall’aeroporto militare di Pisa con un C-130 ed un G-222 forniti dalla 46° Aerobrigata di stanza a Pisa che, insieme al 1° rgt. Av.Es. di Viterbo, costituiva la componente F.I.R. per il movimento via aria.
Ci aveva preceduto, un paio di giorni prima, il Serg.Magg. Salvatore EVIGLIA, artificiere di battaglione, con l’incarico di trasferire sull’isola – a bordo di un C-130 – due AR/59 con cannone da 106 s.r. ed il relativo munizionamento.
E’ con noi, e non poteva essere altrimenti, il Comandante di Battaglione Ten.Col. Ettore COZZI .
Intorno alle 11,00 atterriamo sull’isola di Pantelleria e, dopo un breve trasferimento a bordo degli ACL/75, giungiamo alla sede del distaccamento ubicato nell’ex consorzio vinicolo.
Il tempo di riunire la Compagnia, un veloce primo rancio ed eccoci calati nella nuova realtà. Ad introdurci nel nuovo contesto è un Ufficiale allora per noi sconosciuto ma del quale avremmo fatto più ampia ed approfondita conoscenza qualche anno più tardi in qualità di Comandante del ricostituito 78° reggimento: l’allora Ten.Col. Enrico MOCELLIN che, mentre eravamo ancora seduti nell’ampio salone che fungeva da refettorio, ci tenne il primo briefing sull’isola di Pantelleria.
Il primo pomeriggio sull’isola è un susseguirsi di attività frenetiche: mentre consumavamo il pasto, il primo plotone fucilieri al comando del S.Ten. Giuseppe DI LEO è già partito per Kuddia Randazzo (Kuddia, nel dialetto locale significa collina, altura) e resterà lì per una settimana, con il compito di costituire dei POA (Posto di Osservazione e Allarme) durante il giorno, e pattugliare a piedi l’interno dell’isola durante le ore notturne effettuando il giro di Montagna Grande.
Gli Ufficiali e Sottufficiali rimasti invece, escono accompagnati da alcuni elementi della sala operativa della base e fanno conoscenza della strada cosiddetta “perimetrale”, che sarà la base dell’attività di pattuglia motorizzata durante tutto l’arco notturno che il reparto sarà chiamato a svolgere.
Ho parlato di sala operativa, ed infatti a Pantelleria non ci sono solo i LUPI ma, all’interno del comprensorio, opera un’aliquota di personale fornita dal Comando Regione Militare Sicilia ed altri reparti della Brigata motorizzata “AOSTA” che hanno mansioni prettamente logistiche.
E’ presente inoltre un plotone della Brigata motorizzata “AOSTA” nell’area di Bukkuram, oltre a distaccamenti della Marina, dell’Aeronautica e della Guardia di Finanza, quest’ultima presente con un Nucleo Elicotteri.
I LUPI, oltre alle attività che ho citato dianzi, si occupano anche della vigilanza della base fornendo una guardia della consistenza di quasi un plotone. Del resto, vista la situazione del momento, oltre alla vigilanza delle aree sensibili, bisogna provvedere anche alla difesa contraerea e per questo sulla palazzina comando sono installate delle postazioni per mitragliatrici.
Personalmente, già dalla prima sera sono impegnato sulla perimetrale quale comandante di una delle due pattuglie motorizzate che facevano il giro dell’isola a bordo di AR/59 . La pattuglia è composta da LUPI della 3^ Cp.mot.,io vengo dalla 1^, non ci conosciamo come dovremmo, non ne abbiamo avuto il tempo, ma questo non mancherà in seguito permettendoci di perfezionare l’affiatamento. Il conduttore che non è LUPO (in quanto gli autisti sono forniti dalla Regione Militare Sicilia) ed è già qui da qualche settimana, ci informa che la situazione è tranquilla ed in effetti non c’è gran che da sorvegliare: mare a perdita d’occhio ovunque. L’unico diversivo ci viene dalle comunicazioni via radio dalla sala operativa che, di tanto in tanto, ci invia presso luoghi prefissati dove stazionano, montati su ACL/75 con shelter, gli apparati radar ove, anche qui, opera personale della Regione Militare Sicilia, per controllare il tratto costiero circostante.
La notte trascorre tranquilla e senza particolari problemi e così le altre susseguenti. La tanto paventata minaccia libica si rivela ben presto un bluff che non era andato oltre al lancio dei due missili. La popolazione locale è abbastanza tranquilla ma non mostra particolari segni di amicizia nei nostri confronti.
Nonostante tutto cio’ i LUPI proseguono comunque le attività e, durante una pattuglia notturna appiedata nell’area di Kuddia Randazzo, il Serg. Maurizio GIARMANA’ ha modo di guadagnarsi un “Encomio Solenne “ tributatogli dal Comandante della Regione Militare Sicilia per il determinante contributo fornito all’arresto di alcuni bracconieri colti in flagrante dal Sottufficiale che, nella concitazione degli avvenimenti, erano stati scambiati per “elementi ostili”.
Per i restanti giorni si continua con le attività previste e, saltuariamente, nella prova di difesa dell’aeroporto, considerato la zona più sensibile dell’isola e l’ultima da cedere in caso di attacco. Unico diversivo il picchetto per la resa degli onori all’allora Ministro della Difesa Spadolini, in visita per il 25 aprile.
L’attività di pattugliamento ci da’ comunque modo di conoscere alcune meraviglie naturali dell’isola il cui ricordo sarà difficile da rimuovere: lo Specchio di Venere (il lago di origine vulcanica nell’interno dell’isola), le grotte calde di Sateria con le sorgenti termali, il pauroso strapiombo detto “il salto della vecchia”, Cala Tramontana con la tipica roccia a forma di testa di elefante nell’atto di abbeverarsi ed altre ancora.
Anche se nella routine quotidiana, le giornate trascorrono in maniera veloce ed impegnativa ed è un attimo arrivare alla data del cambio. Il trasferimento all’aeroporto sembra avvenire rapidamente ma c’è un ultimo imprevisto in agguato: il nostro ACL/75 si pianta sulla strada in salita che conduce all’aeroporto e non vuole più saperne di ripartire: probabilmente è ingolfato.
Il problema viene risolto in maniera sbrigativa dal Serg. Gianfranco DELLI GUANTI, figlio di autotrasportatore ed autotrasportatore egli stesso nella vita civile che riesce a far ripartire l’automezzo proprio quando ormai stavamo pensando di scendere e percorrere a piedi l’ultimo tratto verso l’aeroporto.
Giungiamo all’aeroporto che il G-222 è già in fase di rullaggio, dobbiamo imbarcarci nel più breve tempo possibile. Riesco solo a dare un saluto al volo a qualcuno dei nostri cambi, ricordo in particolare il Serg.Magg. Roberto MELE ed il Serg. Gaetano ANDOLINA e poi a bordo per il rientro a Pisa.
Negli anni seguenti i LUPI tornano più volte a Pantelleria, secondo una turnazione stabilita dallo Stato Maggiore dell’Esercito, ma le mansioni da svolgere sono nettamente ridimensionate, infatti non si va oltre le normali attività di presenza e sorveglianza del territorio.
Personalmente ho l’occasione di svolgere un altro turno sull’isola, nell’agosto-settembre 1988, con un reparto basato sulla 1^ Cp. mot. al comando del Ten. Vincenzo ROCCIA. E qui mi sia permesso di dedicare un pensiero alla memoria del S.Ten. Marcello CHICCOLI, mio comandante di plotone in quella occasione e deceduto in un incidente stradale nel giorno immediatamente successivo al congedo.
Successivamente, il mutare degli eventi e la decisione delle S.A. di dislocare una entità fissa sul territorio pantesco, fornita se non vado errato dalla Brigata motorizzata “AOSTA”, fanno sì che l’attività, denominata Operazione “GIRASOLE” cessi sul finire degli anni ottanta.-
1°Mar. “Lgt.” Stefano FERRAZZA
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Nella bella chiesa di San Giuseppe a Brescia l’Associazione Lupi di Toscana della città, emanazione dello storico 77° Reggimento, ha allestito una cappella in ricordo dei Lupi di tutti i tempi.
Sull’altare, la teca contenente alcuni cimeli di grande valore, fra i quali la “Croce del Sangue” donata da Gabriele D’Annunzio ai Lupi del 77°e 78° Reggimento che con lui conquistarono il Veliki.
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Ringraziamo Cristian per averci ha mandato questo pezzo che pubblichiamo integralmente .
Carissimi Lupi,
spero di fare cosa gradita se oggi, 29 maggio, nell’anniversario della
Battaglia di Curtatone e Montanara, vi invio un breve, ma spero prezioso,saggio, edito per la prima volta nel lontano 1863, in cui si narrano le origini ideali del nostro Reggimento.
Come ben sappiamo, il nostro Reggimento, costituito nel 1862 come “Granatieri di Toscana” e divenuto, nel 1871, 78° Reggimento fanteria “Toscana”, ha ereditato la tradizione del sacrificio e del valore dei patrioti toscani, morti a Curtatone e Montanara nella Prima Guerra d’Indipendenza: “la bandiera del 78°Rgt. Fanteria Toscana riceve un’ardua consegna ed i suoi fanti un solenne impegno a continuare l’esempio degli universitari toscani che volontari a Curtatone e Montanara, in 6mila contro 35mila, resistettero con eroica tenacia
sul Mincio, schiudendo con il loro sacrificio la vittoria di Goito alle truppe piemontesi”.
Per me, che ho avuto l’onore di prestare il servizio militare nel 78° Rgt. a 25 anni, appena laureato, e, quindi, ancora fresco di studi universitari, quella nei Lupi è stata un’esperienza estremamente profonda, non solo sul piano umano, ma anche sul piano politico-ideale.
Il 29 maggio 1848 la divisione Toscana, di appena 6mila soldati, tra cui
anche un battaglione di giovani volontari universitari, senza esperienza, male equipaggiati, affrontò oltre 35mila soldati, comandati dal generale Radetzky. L’esito dello scontro lo conosciamo tutti: i giovani toscani furono massacrati dalle predominanti forze nemiche. Eppure, nonostante questo, resistettero un’intera giornata, permettendo all’esercito piemontese di riorganizzarsi e di
vincere, il giorno successivo, la Battaglia di Goito.
Sul piano militare la Battaglia di Curtatone e Montanara si risolse in una
carneficina per le truppe italiane che, pur travolte dal fuoco nemico, decisero di continuare a combattere. Tuttavia questa battaglia assunse subito per l’opinione pubblica italiana un significato ideale, che trascendeva la sua importanza militare, trasformandosi in un simbolo: come gli spartani di Leonida alle Termopili, dei giovani italiani, inferiori per numero, armamento, capacità militare, avevano saputo fronteggiare uno dei più potenti eserciti d’Europa, ma soprattutto, con il loro sacrificio, avevano dato vita “all’ideale nazionale italiano”. Migliaia di giovani toscani erano morti volontari in battaglia non per combattere per il loro Stato (il granducato di Toscana), ma per la Nazione Italiana. Così, quella che sarebbe potuta passare alla storia come una “guerra regia”, combattuta dallo Stato piemontese contro gli austriaci per acquisire nuovi territori alla corona sabauda, si era trasformata, con il sangue e l’ eroismo dei giovani toscani, agli occhi dell’intera opinione pubblica europea e della storiografia tutta come la Prima Guerra d’Indipendenza.
Dopo l’unità di Italia, a memoria dell’eroismo e del sacrificio dei figli della Toscana, nell’Esercito Italiano venne costituita la Brigata, e all’interno della quale il Reggimento, che ne riprese il nome “Toscana”, ereditando la tradizione ed i colori dei martiri del 1848.
Oggi, dell’epopea del Risorgimento Italiano, delle piccole e grandi storie di eroismo che lo hanno reso “vivo”, non se ne ricorda più quasi nessuno. Ed anche l’unità d’Italia sembra essere divenuto un ideale “vecchio”, non più alla moda.
Lo stesso 78° Reggimento “Lupi di Toscana”, che quest’ideale unitario lo ha incarnato, custodendolo nel proprio nome e nelle proprie tradizioni, è stato sciolto con grottesche motivazione economiche e burocratiche, come se la tradizione, l’amor patrio, lo spirito di corpo, possano essere valori mercificati e oggetto di valutazioni contabili!
E tuttavia, in un momento tanto difficile per la nostra Repubblica, una e
indivisibile, il nostro dovere di “Lupi” continua, tramandando le tradizioni
del nostro Reggimento e trasmettendo ai nostri concittadini quell’insieme di valori che hanno costituito la Storia dei Lupi di Toscana, che, magari, da ragazzi, durante il servizio militare, non abbiamo appieno compreso, ma che oggi, divenuti adulti, riconosciamo essere parte importante della nostra vita.
Fraterni saluti
Christian
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Cimitero Americano dei Falciani
Il cimitero occupa una superficie di 28 ettari che in parte si estende nel territorio comunale di Impruneta in località Falciani, e la restante parte ricade sotto l’amministrazione del comune di San Casciano Val di Pesa, in località Scopeti (FI)

Iniziato a costruire nel 1949, quando vi vengono seppellite le prime salme, viene completato nel 1959 e ufficialmente inaugurato nel 1961. Gli architetti McKim, Mead e White di New York vengono incaricati della progettazione del cimitero e del memoriale, mentre gli architetti paesaggisti Clarke e Rapuano provvedono alla sistemazione delle aree verdi.

Il cimitero sorge in un’area in lieve declivio immersa in una zona boschiva e attraversata dal fiume Greve. La monumentale costruzione del memoriale, posto alla sommità della distesa di croci bianche disposte sul pendio collinare, è individuabile anche a distanza sia percorrendo la superstrada Firenze-Siena che la via Cassia.
Il territorio circostante, caratterizzato da un’intensa e rigogliosa vegetazione, conferisce al luogo un pregevole valore ambientale e paesaggistico. Nel 1947 la Commissione americana per i monumenti di guerra, costituita nel 1923, si occupa di riunire in sepolcreti permanenti le salme dei militari caduti sul suolo straniero durante il secondo conflitto mondiale.

Due accessi dalla via Cassia convergono, tramite un percorso a esedra, all’ingresso costituito da due costruzioni speculari a un piano rivestite in marmo bianco che ospitano la portineria e una saletta di accoglienza per i visitatori. Oltrepassato il ponte sulla Greve, cipressi, platani e querce circondano il sepolcreto che si estende in lieve declivio.
Le 4.402 salme disposte in otto sezioni sono individualmente contrassegnate da croci latine per i caduti di religione cristiana e da stelle di Davide per quelli di religione ebraica.

In posizione centrale, due ampi viali alberati conducono in cima alle tre terrazze sulle quali sorge il memoriale dedicato ai caduti di guerra le cui spoglie non sono mai state recuperate. Il sacrario consiste di due atri rivolti verso valle collegati tra loro da un muro rivestito da lastre di granito rosa di Bavano su cui vi sono riportati 1.409 nomi e relativi gradi, unità di appartenenza e stato di origine dei dispersi.
All’interno dell’atrio a nord, su un’intera parete è stata realizzata una mappa con scaglie di marmo a intarsi, disegnata da Bruno Bearzi, che riproduce le operazioni belliche condotte nel nord Italia. Le iscrizioni sui pannelli di granito che ricoprono le pareti laterali descrivono la mappa con testo in inglese e in italiano.

Dal vestibolo a sud si accede, tramite una porta in bronzo e vetri, alla cappella. Si tratta di un vano di modeste dimensioni interamente ricoperto di marmi colorati, dietro l’altare di marmo nero del Belgio si trova un prezioso mosaico disegnato da Barry Faulkner e realizzato da Fabrizio Cassio, raffigurante la rimembranza. Le due paraste ai lati dell’altare sono di marmo rosso Colle mandino della Versilia così come le pareti interne, il pavimento è di lastre di marmo verde serpentino, mentre un lucernario a stelle permette alla luce diurna di filtrare all’interno della cappella.

All’esterno, sotto i due vestiboli, due fontane a getto continuo sono disposte in due vasche di forma rettangolare con rivestimento di travertino. Davanti al sacrario si eleva una stele alta 20 m di forma prismatica rivestita di travertino alla cui sommità è posta una scultura in marmo dello scultore Sidney Waugh, raffigurante lo spirito della pace.

Grazie America
(la descrizione da wikipedia le immagini gentilmente inviateci dal Claudio)
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Un documento molto interessante di ricerche storiche
Dalla pag.8 in poi
77° E 78° REGGIMENTO FANTERIA “LUPI DI TOSCANA”.
LE OPERAZIONI DEL MAGGIO 1917 NEL SETTORE DI MONFALCONE
“TUSCI AB HOSTIUM GREGE LEGIO VOCATI LUPORM”
di Riccardo D’Ambrosi
Clicca 77 e 78 Rgt. Lupi di Toscana 1° G.M.
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La lettera di Gabriele d’Annunzio con la quale accompagna la donazione della Croce del Sangue ai Lupi di Toscana.
Sul Timavo il Magg.Giovanni Randaccio fu colpito a morte e spirò tra le braccia del Poeta, che ne raccolse i cimeli e come spiega lui stesso nella lettera, fece collocare il sangue raccolto sulle mostrine in una croce.












