Storia


La Croce del Sangue
Gennaio 22, 2009, 6:02 pm
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       La lettera di Gabriele d’Annunzio con la quale accompagna la donazione della Croce del Sangue ai Lupi di Toscana.
        Sul Timavo il Magg.Giovanni  Randaccio fu colpito a morte e spirò tra le braccia  del Poeta, che ne raccolse i cimeli e come spiega lui stesso nella lettera, fece collocare il sangue raccolto sulle mostrine in una croce.

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Storia del Monumento al Timavo
Dicembre 18, 2008, 5:11 pm
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La storia   clicca qui  monumento-al-timavo  (file PDF)

Ringraziamo Daniele, proprietario dell’ originale cartaceo,  e Luca che lo ha scannerizzato.


L’alluvione del 1966

               Una testimonianza del Gen. Giorgio Cantini, che dimostra,ancora una volta, lo spirito di abnegazione dei fanti del 78°Rgt.”Lupi di Toscana”, impegnati in una difficile operazione di soccorso alla popolazione civile e alle città toscane, colpite dal disastroso evento.

 

    UN  RICORDO DELL’ALLUVIONE DEL 1966

 

              Sollecitato da alcuni Soci ricorderò le vicende dell’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 che investì anche tutto l’interland della Città e che vide il 78° Reggimento “Lupi di Toscana” protagonista, con altri Reggimenti dell’Esercito e di aver scritto un’altra pagine importante della sua storia.

              Quella mattina, partito di buon’ora per recarmi in caserma per l’annuale ricorrenza della Festa delle FF. AA., all’altezza del ponte alla Vittoria sono stato fermato, ad un posto di blocco, da un Mar. Magg. dei CC il quale, dopo mie insistenze, mi ha autorizzato a superare il ponte a mio rischio e pericolo. Giunto in caserma ho visto uscire una compagnia al comando del Cap. Alfredo FABRIZIO impegnata nella cerimonia in piazza S. Croce. Il Comandante del Reggimento era assente perché impegnato, con l’A.M. in 1^ e la Bandiera di Guerra, nella zona di GORIZIA per la cerimonia del Sacrario di REDIPUGLIA. Il Comando del Reggimento era affidato al Vice Comandante – Ten. Col. Adolfo VECCHIONE, presente in caserma unitamente ad altri Ufficiali e Sottufficiali. Verso le ore 10,00 si è presentato un Assessore del Comune di SCANDICCI per chiedere 30 brande militari complete di tutti i corredi da destinare ad alcuni abitanti della frazione di San Colombano.

             La portata di questo evento così grave non fu recepita anche perché l’onda di piena arrivò nel pomeriggio del 4. In caserma tutti i militari furono allertati per essere pronti ad ogni chiamata per i soccorsi. Il Comandante del VII° Comiliter – Gen. C.A. Ugo CENTOFANTI a bordo di un mezzo cingolato M113 fatto affluire dal XIX°  Btg. Cor. della caserma Predieri di Rovezzano, dopo un giro di ricognizione intorno alla zona di Piazza San Marco, si rese conto della gravità della situazione e diede l’ordine di allertare il 78° “Lupi di Toscana”, unico reparto rimasto indenne dall’alluvione. Nel colloquio con lo Stato Maggiore il “soldato” CENTOFANTI sollecitò l’invio di altri reparti dell’Esercito. Nei contatti presi, tramite ponte radio, con lo Stato Maggiore, il generale avanzò l’idea che le operazioni di soccorso avrebbero dovuto essere dirette da un unico Ente.                     

             L’Amministrazione Comunale, che era dimissionaria (Sindaco il Prof. Piero BARGELLINI), rientrò in Palazzo Vecchio per riassumere i pieni poteri. Alla fine prevalse giustamente la soluzione per una stretta collaborazione tra l’Amministrazione Comunale e le FF.AA. che furono determinanti. Ciò fu possibile per l’alta professionalità e dedizione del Gen. CENTOFANTI, per il suo senso della realtà e che costituirono un invidiabile titolo di merito e di nobiltà.

 

               Il pomeriggio del 4 nov., dopo aver visto dal piazzale Michelangelo la situazione drammatica con la piena impressionante, sono rientrato in caserma e a bordo di un ACL con sopra una tanica d’acqua di 1.250 lt. sono partito ed ho raggiunto lo stesso Piazzale Michelangelo e dopo essere sceso verso ponte S. Niccolò sono giunto in piazza Santa Croce ed ho cominciato a distribuire acqua ai fiorentini residenti ai piani alti delle abitazioni. La statua di DANTE, al centro della piazza, era circondata da oltre 1 metro di melma intrisa di gasolio ed enormi tronchi d’albero posti in ogni verso. Ho proseguito per via Verdi recuperando alcuni cittadini presi dallo sconforto per trasferirli successivamente ad un centro raccolta presso la Questura. Mi sono fermato in piazza Santa Maria Nuova presso lo stesso Arcispedale ed al Sig. Lucio MANCINI, segretario del Presidente Dr. Enzo PEZZATI, ho vuotato la cisterna riempiendo  di acqua oltre 80 damigiane in vetro; ciò si è rivelato utilissimo per le tante necessità dei malati. La reazione pronta dei militari, in primis quelli del 78° “Lupi” è testimoniata dai tanti riconoscimenti postumi espressi da tantissimi fiorentini. Il pomeriggio del 5 nov. giunsero alla caserma Gonzaga 10.000 badili, provenienti con autocolonna militare da PESCHIERA del GARDA. Lo stesso giorno affluirono il 5° Reggimento Bersaglieri da MILANO ed il 67° Rgt. “Legnano” da MONTORIO VERONESE; Reparti del Genio con macchine speciali (pale meccaniche, apripista, ruspe etc…).

 

             Dal 6 nov. fu costituita presso il 78° una “Sala Operativa” con lo scopo di coordinare al meglio l’impiego di uomini e mezzi. Ciò in perfetta sintonia con l’Amministrazione Comunale. La Sala composta da un certo numero di Uff. e di Sott. venne articolata in più sezioni per rispondere alle varie richieste di intervento. Dato il numero elevato di soccorritori giunti da ogni parte d’Italia ed oltre, l’azione di coordinamento era assolutamente necessaria e tale si rivelò. Voglio citare alcuni interventi rivelatisi fondamentali, quali il recupero di migliaia di volumi dalla Biblioteca Nazionale Centrale per il loro trasferimento, con autocolonne militari, negli essiccatoi di tabacco a San Sepolcro (AR), questa operazione venne fatta in concorso con tanti giovani (chiamati poi “Angeli del fango”) arrivati a FIRENZE da tutto il mondo che dimostrarono concretamente di amare FIRENZE con i suoi “tesori” e di voler aiutare i Fiorentini. Lo stesso 6 nov., per evitare ingressi alla Città di persone non interessate ai soccorsi, il Prefetto ordinò che si costituissero “posti di blocco” a tutti gli ingressi della Città; di questo fui incaricato e con una compagnia di 200 uomini realizzai il tutto bloccando di fatto ogni ingresso. La cosa si rivelò molto utile e consentì di procedere alle operazioni di soccorso in modo ordinato e molto più redditizio. Questa situazione durò oltre 20 giorni ed evitò anche azioni di sciacallaggio; tutti colore che potevano transitare erano muniti di un apposito “PASS”. Dal 7 nov. anche il campo di calcio dello stadio comunale si dimostrò molto utile divenendo un “grande magazzino” dove tutti i fiorentini poterono prelevare derrate alimentari ed altre cose necessarie. Per l’emergenza alluvione “l’Istituto Mobiliare Italiano” organizzò un proprio ufficio bancario per la concessione di prestiti agevolati a tutti i danneggiati dell’evento. Il 7 nov. lasciai l’incarico di comandante dei posti di blocco perché chiamato presso la Sala Operativa. Devo dire che, anche i fiorentini, dopo un comprensibile, iniziale smarrimento presero coraggio dando una grande prova di orgoglio e dignità dimostrando, ancora una volta che, quando gli Italiani vogliono, sanno farsi valere sempre.

            Mi permetto ricordare ancora che ogni situazione era diversa dall’altra con impegni operativi mirati, come la liberazione del Mercato Centrale da tonnellate di carne e pesce imputriditi, ripulito da tutti i “Lupi” del III° Battaglione Reclute. Queste, con le maschere antigas indossate entravano ad ondate di 100 per volta, nei locali e per 10 minuti potevano resistere all’odore nauseabondo e irrespirabile. I Fanti del 78° con i badili spalarono la melma dalla Basilica di Santa Croce e da altre chiese (vedi foto); lavoro che durò molti giorni data l’ampiezza delle chiese stesse; così come nelle vie anguste (via del Corno, via della Spada e tante altre), i “Lupi”, i Bersaglieri, i Fanti del 67° si dimostrarono degni del proprio orgoglio e della propria dignità; ancora: ripulire i negozi posti al piano terra (Branzino di P.za S. Giovanni e tantissimi altri), la spalatura di piazza Tornabuoni, con al centro l’obelisco molto delicato, fu liberata dal fango. Sempre i militari, disciplinati ed umili, si compenetrarono in questa triste vicenda. Debbo ricordare, con tanta simpatia la presenza del Gen. di Div. Oreste VILIGIARDI, da Montevarchi, che collaborò con il Gen. CENTOFANTI con funzione di Vice Comandante. La sua presenza giornaliera alla Sala Operativa ed in tutti il luoghi d’impiego dei soldati, si rivelò preziosa, stante le capacità professionali ed umane di questo Ufficiale dai modi bruschi ma dalla grande personalità. Nell’interland si presentò il problema delle decine di bovini ed ovini morti; per cui ad una iniziale idea di eliminarli con i lanciafiamme, il “gruppo dei veterinari” decise di procedere giustamente al loro interramento in buche profonde alcuni metri e, dopo lo spargimento di quintali di calce viva interrarli. Le ruspe e le pale meccaniche furono utilissime per togliere la melma dalle strade più larghe, mentre nelle vie strette, specie nel centro città, i militari con i badili lavorarono per giorni e giorni.

               A corredo del presente diario è allegata una fotografia dei “Lupi” che spalano la mota all’interno della Basilica di Santa Croce. Annesso un articolo (ULTIM’ORA) riportato sul giornale “La Nazione”.

              L’emergenza “alluvione” andò avanti per alcuni mesi e terminò il 31 Marzo 1967 con la Città che aveva ripreso una parvenza di regolarità.

Queste, in forma molto sintetica, sono le mie considerazioni; spero che costituiscano un motivo di serena riflessione per tutti coloro che erano presenti in quelle tristi giornate

 

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(ci scusiamo per la qualità delle immagini,ma sono tratte da un giornale di 42 anni fa!!)



Il Generale Ernesto Polli
Novembre 28, 2008, 6:50 pm
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   “Per  gentile concessione della Sig.ra Fabris  N.D. Franca”

                 Pubblichiamo la documentazione che la nobildonna ha donato al gruppo Alpini di Lestizza (UD).

                 Il Sig. Franco Pezza, capogruppo del Gruppo Alpini di Lestizza (UD), ci ha cortesemente inviato una copia di questi documenti che riguardano l’Associazione Lupi di Toscana di Milano.

               La fotografia del Gen. Ernesto Polli ,che da Ten.Col.  comandò il 78° Rgt. Lupi di Toscana durante la ° 1 guerra mondiale.

 

               Nel settembre del  1937 il Gen.Polli  presiedette il comitato per il monumento sul “Faiti Veliki”

 vedi documento n°1

 

               Nel giugno del 1937 l’Associazione Lupi di Toscana di Milano partecipa all’inaugurazione del monumento al Duca d’Aosta. Il Duca teneva in grande considerazione la “Brigata Toscana”

Vedi documento n°2

 

Nel 3° e 4° documento viene riportato un verbale di un’assemblea del consiglio dell’associazione.

 

Siamo onorati di poter mostrare questi documenti, che fanno parte della storia del glorioso 78° reggimento

 LUPI!!!

 

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documento- n°1

documento-n°2

documento-n°3

documento-n°4

(i documenti sono in formato pdf, occorre cliccare sul nome per aprirli)



Ultimo discorso del comandante
Novembre 13, 2008, 9:49 am
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78° Rgt “Lupi di Toscana”

Ultimo discorso del comandante

 



La bandiera del 78° all’Altare della Patria.
Ottobre 20, 2008, 12:41 pm
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Dalla nostra rivista il Fante d’Italia

N.3 – settembre 2008

 

L’estensore dell’articolo si pone la domanda se sia giusto sciogliere Reggimenti gloriosi, come il nostro e non va oltre, per questo risponderò io: NO!

 

Qui sotto potete leggere ”Albo della gloria ” dove sono riportate molte onorificenze, ma non basta, ricordiamo i Lupi che hanno sacrificato la vita, in tante battaglie e che non vengono citati o citati solo genericamente.  

 

E’ a questi eroi ignoti che dobbiamo rendere onore.

 

Non solo hanno sciolto il Rgt. ma la vera vergogna l’ha commessa l’ufficio storico dell’Esercito che, non tenendo in alcun conto la nostra volontà di custodire i cimeli del Rgt, li ha portati a Roma per accantonarli in qualche polveroso magazzino. 

La sede storica del 78°Rgt. “Lupi di Toscana” è Firenze! e non si capisce con quale logica se ne disperda il patrimonio culturale  ed affettivo, come  possiamo constatare dagli accorati commenti ai nostri articoli.

Naturalmente mi assumo tutte le responsabilità di quanto scritto, comandavo un plotone fucilieri e sono, dunque, un assaltatore. Il fisico non è più lo stesso di quarant’anni fa ma lo spirito si.

Marcello Musumeci

“LUPI!!!!”



Albo della gloria
Ottobre 18, 2008, 2:05 pm
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Onori alla bandiera !

ORDINE MILITARE D’ITALIA

                 Alle Bandiere del 78° e 77° reggimento fanteria

Nei duri cimenti della guerra, nella tormentata trincea o nell’aspra battaglia, conobbe ogni limite di sacrificio e di ardimento; audace e tenace, domò infaticabilmente i luoghi e le fortune, consacrando con sangue fecondo la romana virtù dei figli d’Italia ( 1915 – 18 ).

decreto 5 giugno 1920

 

                               MEDAGLIA D’ORO.

               Alla Bandiera del 78° reggimento fanteria

” Con impeto irrefrenabile assaltarono e travolsero le più formidabili posizioni, con orgogliosa audacia cercarono e sostennero la lotta vicina, fieramente sprezzando i più gravi sacrifici di sangue ed acquistando fama leggendaria, si che il nemico sbigottito ne chiamò ” Lupi ” gli implacabili fanti. (Veliki-Fajti, 1-3 novembre 1916; Floudar – S. Giovanni di Duino – Foci del Timavo, 23-30 maggio 1917; 23 agosto – 3 settembre 1917; Tagliamento: 2-3 novembre 1918) “. (Bol1. Uff. anno 1920, disp. 47 e 86).

              Alla Bandiera del 77° reggimento fanteria

Con impeto irrefrenabile assaltarono e travolsero le più formidabili posizioni, con orgogliosa audacia cercarono e sostennero la lotta vicina, fieramente sprezzando i più gravi sacrifici di sangue e acquistando fama leggendaria, si che il nemico sbigottito ne chiamò ” Lupi” implacabili fanti. (Veliki-Fajti, 1-3 novembre 1916; Flondar – S. Giovanni di Duino Foci del Timavo, 23.30 maggio 1917; Tagliamento, 2- 3 novembre 1918) “.(Boll. Uff. anno 1920, disp. 47).

 

MEDAGLIA D’ ARGENTO.

Alle Bandiere dei reggimenti della brigata Toscana 77° 78° fanteria

” Con azione rapida, decisa, brillante, superavano le difese nemiche del Sabotino e poi, con salda tenacia resistendo ~ violenti contrattacchi, mantenevano la posizione conquistata. Infliggendo al nemico gravi perdite e catturandogli numerosi prigionieri: (Sabotino 6-7 agosto 1916) “.  (Boll. Uff. anno 1916, disp. 66).

 

                        Alla Bandiera del 78° reggimento fanteria

” in tre giorni di aspra lotta, con estrema tenacia e sommo valore, sbarrava il passo al soverchiante nemico che aveva sfondato la prima linea : i petti degli eroici fanti furono muraglia contro cui s’infranse 1’impeto avversario. Per la difesa del suolo della Patria non conobbe limiti di sacrifizio e di ardimento (Col del Rosso – Col d’Echele, 23-24-25 dicembre 1917)”.  (Boll. Uff. anno 1916, disp. 47).

MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALORE DELL’ESERCITO

                               Alla Bandiera del 78° reggimento fanteria

Inquadrato nelle forze del contingente italiano impegnato in Somalia per le operazioni di soccorso e protezione alla popolazione, nonostante le oggettive difficoltà ambientali, si prodigava con totale dedizione ed elevata professionalità nella delicatissima e pericolosa missione. Operando in condizioni estreme di sicurezza, i suoi uomini hanno sempre confermato sia in attività di controllo del territorio, sia in azioni di rastrellamento per la ricerca di armi, sia in operazioni antibanditismo e/o scorte a convogli umanitari, spiccate capacità operative, altissimo senso del dovere e coraggio non comune. In particolare il giorno 9 ottobre 1993 veniva coinvolto in un conflitto a fuoco di particolare intensità, a seguito del rinvenimento di un ingente quantitativo di armi e munizioni. In tale circostanza l’unità reagiva con immediatezza ed efficacia, dimostrando capacità di discriminare e graduare le reazioni dello proprio personale tenendo in tal modo un contegno esemplare che consentiva di evitare inutili spargimenti di sangue tra la popolazione somala. La fierezza, l’orgoglio e la certezza di portare vitale soccorso umanitario ad una popolazione disperata e la necessità di rifare ordine ad un paese martoriato dalla guerra civile sono state le motivazioni che ne hanno contraddistinto l’operato anche se svolto esponendo la vita a manifesto rischio. Chiaro esempio di grande perizia ed estremo valore che hanno concorso ad elevare e nobilitare il prestigio dell’Esercito italiano.

Somalia, 20 agosto – 4 dicembre 1993

decreto 17 marzo 1995

 

ATTESTATO  DI PUBBLICA BENEMERENZA AL VALOR CIVILE

                       Alla Bandiera del 78° reggimento fanteria

Si prodigava con altruistico slancio in favore di centri colpiti da una violenta alluvione curando il salvataggio di persone isolate ed il rinforzo di argini pericolanti. (Firenze e Provincia, 4 novembre – 20 dicembre 1966)

CITAZIONI SUI BOLLETTINI DI GUERRA DEL COMANDO SUPREMO.

BOLLETTINO DI GUERRA N. 731 (25 maggio 1917, ore 16).

 

 

Sulla fronte Giulia, dal mare a Plava, la battaglia continua accanitissima. Superando gli ardui ostacoli dell’insidioso terreno, espugnando palmo a palmo gli estesi grovigli delle fortificazioni nemiche, contesi da avversario numeroso ed agguerrito, le nostre infaticabili truppe ottennero ieri nuovi brillanti successi. [1 complesso (lei prigionieri accertati nelle giornate del 23 e del 24 ascende a 10245 di cui 316 ufficiali: il bottino di guerra è anche esso considerevole. Nel tratto compreso fra il mare e la strada Jamiano-Brestovizza, le ardite brigate. Toscana (770 e 780 reggimento), Arezzo (225° e 226° reggimento, e 2^ di bersaglieri (7° e 11° reggimento), sostenute da talune batterie da campagna, che si spinsero intrepide tra le fanterie, ricacciarono il nemico sino sulla linea Foce Timavo-Floundar- q. 31 a sud-est (li Jamiano.  A nord di Jamiano, dopo tenaci attacchi nei quali si distinse la brigata Mantova (113° e 114° reggimento), furono conquistate le munitissime alture di q. 235 e 247 ed estesa la nostra occupazione sino alle prime case di Versic. Da Castagnavizza al Frigido, violenti contrattacchi nemici tentarono di alleggerire la nostra pressione nel settore meridionale del Carso : fallirono tutti per la salda resistenza delle nostre truppe e specialmente delle fanterie della brigata. Barletta (137° e 138° reggimento).  Ad oriente di Gorizia, respinte nella notte insistenti irruzioni del nemico sulla q. 174, a nord di Tivoli, e contro Grazigna, espugnammo nuove posizioni sulle pendici settentrionali del S. Marco.  Nella zona da M. Cucco a Vodice, l’avversario moltiplica vanamente gli sforzi contro le posizioni da noi conquistate. Su tutta la fronte del valoroso Il Corpo di Armata e specialmente della 53^ divisione, si sono constatate le rilevanti perdite sofferte in questi giorni dal nemico. Anche ieri forti nuclei tentarono un’azione di sorpresa contro le nostre linee ad oriente dell’ altura q. 652 (Vodice). Furono contrattaccati e sbaragliati: i nostri li inseguirono sin nelle loro posizioni di partenza, che espugnarono catturando numerosi prigionieri. Ad est di Plava ampliammo l’occupazione dell’altura di q. 363. Attivissima fu la guerra aerea. Squadriglie di nostri velivoli bombardarono la stazione di S. Lucia di Tolmino e le retrovie nemiche sul Carso, con effetti assai efficaci. In combattimnenti aerei furono dai nostri aviatori abbattuti tre velivoli.

   Generale CADORNA. 

 

BOLLETTINO DI GUERRA N. 901 (11 novembre 1917, ore 13).

All’alba di ieri, dopo preparazione di artiglieria cominciata la sera precedente, il nemico, oltrepassata la nostra linea di osservazione nei pressi di Asiago, attaccò i retrostanti posti avanzati (li Gallio e di M. Ferragh (quota 1116) riuscendo dopo viva lotta ad impadronirsene- Il 16° riparto d’assalto e riparti delle brigate Pisa (29° e 30°) Toscana (77° e 78°) e del 5° reggimento bersaglieri con successivo risoluto contrattacco riconquistarono le posizioni ricacciando l’avversario e facendo un centinaio di prigionieri. Una avanguardia nemica spintasi fino all’abitato di Tezze in Val Sugana venne prontamente attaccata e catturata. Sul Piave, le nostre truppe di copertura, respinti riparti nemici che le avevano attaccate sulle alture di Valdobbiadene. passarono sulla destra del fiume distruggendo poscia il Ponte di Vidor. Lungo il medio e basso corso del fiume, scambio di cannonate e raffiche di mitragliatrici.

Generale DIAZ.

BOLLETTINO Di GUERRA N. 946 (26 dicembre 1917, ore 13).

Ieri, sull’altopiano (li Asiago la lotta si è riaccesa all’alba. L’avversario ha concentrato i suoi sforzi sulla nostra estrema destra tra Col del Rosso e la val Frenzela ma, contenuto frontalmente, non ha potuto oltrepassare il caseggiato di Sasso. Nostre truppe da Costalunga e M. Melago hanno rinnovato più volte gli attacchi su Col del Rosso e su M. di Valbella che hanno ripreso senza però poterne mantenere 1’ occupazione. Nel pomeriggio il combattimento diminuì d’intensità. Nelle azioni di questi giorni si sono particolarmente distinti il .780 reggimento fanteria (brigata Toscana) e il 5° reggimento bersaglieri. Sulla sinistra del Brenta, un tentativo di attacco ad ovest di ‘ Osteria il Lepre ” venne prontamente represso dal nostro tiro di sbarramento.

Generale DIAZ.

Onori ai caduti!

S. Ten. Giuseppe Cangialosi, da PalermoM.O.V.M.

C.te di pl. – 77° Reggimento Fanteria

 

 

<< Durante due giorni di cruento combattimento in prima linea, ogni suo atto fu atto di valore. Avendo il nemico, che stringeva il suo reparto in una morsa di fuoco, invitato le truppe scosse alla resa, usciva dal riparo, e, agitando una bandiera tricolre in faccia agli stessi avversari, scaricava baldanzoso la rivoltella, e ad ogni nemico che cadeva sotto i suoi colpi gridava: <<Così si arrendono i soldati d’Italia>>. Colpito mortalmente alla fronte, bagnava col proprio sangue il terreno conteso, infondendo nei soldati, col sacrificio della sua vita, il vigore necessario a mantenere definitivamente la posizione >>.

Veliki Hribach, 12 ottobre 1916

 

 

 

Ten. Fulvio Tomassucci, da ViterboM.O.V.M.

C.te di compagnia – 77° Reggimento Fanteria

 

<<Comandante di una compagnia, cui aveva saputo infondere il proprio ardimento, irrompeva dalle nostre trincee su quelle avversarie, conquistandole e facendovi numerosi prigionieri, avanzando ancora, alla testa della sua compagnia, per oltre un chilometro. Incaricato di mantenere contatto col nemico, non gli dava tregua. Contrattaccato da questo, lo respingeva ed inseguiva, e, cogli altri reparti del battaglione, contribuiva a conquistare una nuova posizione più avanzata e a farvi altri prigionieri. Il giorno dopo, benché destinato di rincalzo, compresane la necessità, fu il primo ad uscire dalle nuove posizioni per slanciarsi con mirabile ardire contro l’avversario che in grandi forze veniva ancora al contrattacco, e ne attraversava le disorganizzate file dando modo al battaglione di circondare una colonna avversaria di oltre mille uomini con ufficiali superiori, e di farli pure prigionieri. Sorpreso alle spalle dal fuoco di una mitragliatrice nemica abilmente nascosta, la circondava con pochi uomini, catturandola insieme al personale. Incaricato di riconoscere una importante posizione col suo reparto, si slanciava sui reticolati avversari, li attraversava ed occupava la trincea di cresta, vincendo l’ostinata resistenza dei difensori e mettendoli in fuga. Contrattaccato subito dopo da forze superiori, resisteva fino all’ultima cartuccia e, ferito a morte, cadeva nelle mani dell’avversario>>.

Veliki Hribach-Fajti Hrib, 1-3 novembre 1916

 

 

Maggiore Giovanni Randaccio, da Torino - M.O.V.M.

Comandante il II Battaglione – 77° Reggimento Fanteria

 

 

<< Manteneva semprevivo nel suo battaglione quello spirito aggressivo col qualelo aveva guidato alla conquista di importanti posizioni nemiche. Attaccava q. 28, a sud del Timavo, con impareggiabile energia, e nonostante le gravi difficoltà, la occupava. Subito dopo, colpito a morte da una raffica di mitraglia, non emise un solo gemito, serbando il viso fermo e l’occhio asciutto, finché fu portato alla sezione di sanità, dove soccombette, mantenendo, anche di fronte alla morte, quel l’eroico contegno che tanto ascendente gli dava sulle dipendenti truppe quando le guidava all’attacco >>.

Fonti del Timavo (q. 28), 28 maggio 1917

 

 

Caporale Vincenzo Forte, da Spezzano Albanese (Co) – M.O.V.M.

Comandante di squadra  – 77° Reggimento Fanteria

 

Ten. Mario Cicognini M.O.V.M.

Comandante della Compagnia Arditi del 77° Rgt.

 

Fante  Riccardo Moioli  M.O.V.M.

Porta fucile mitragliatore, 78° Rgt.

 

Porta fucile mitragliatore, durante  violento, improvviso attacco nemico, contribuiva con il tiro preciso della sua arma ad   arrestare e respingere il nemico. Ferito ad una gamba rifiutava ogni soccorso e rimaneva al suo posto. Colpito una seconda volta da bomba  di mortaio al petto e al viso che lo rendeva quasi cieco, persisteva nella lotta. Raggiunto una terza volta dal piombo dell’avversario, in piedi proteso verso il nemico in fuga, cadeva alò grido di “Viva l’Italia” immolando così la giovane vita alla Patria. Fulgido esempio di valore e di indomita tenacia.

Fondo valle della Vojussa (fronte greco) 18 marzo 1941.

 

 

S. Ten. Igino Urli  M.O.V.M.

C.te di plotone fucilieri – 78° Reggimento fanteria

 

Assunto il comando di una compagnia fucilieri, in sostituzione del Capitano caduto nel combattimento, rimasto unico ufficiale del reparto, alla testa di un pugno di fanti, azionando personalmente un fucile mitragliatore, conquistava successivamente due agguerrite posizioni nemiche. Ferito una prima volta ad un ginocchio, dopo rapida e sommaria medicazione riprendeva subito il comando della compagnia. Ferito una seconda volta ad una spalla, rifiutava ogni soccorso e brandendo il fucile mitragliatore per l’impugnatura, persisteva nella lotta corpo a corpo. Ferito una terza volta e mortalmente, spirava tra le braccia dei propri fanti al grido di “Viva i miei Lupi”. Fulgido esempio di alte virtù militari, coronava con il supremo sacrificio la vita di eroico combattente che aveva iniziata da volontario in terra di Spagna.

Mali-Tabajani (fronte greco) 10 gennaio 1941

 

 



Un po’ di storia parlata
Ottobre 4, 2008, 9:34 am
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attenzione post in manutenzione

Da  vecchie registrazioni su cassetta abbiamo cercato
di extrapolare alcuni brani di storia del Rgt.
L’audio non è dei migliori e ce ne scusiamo, ma è quanto di meglio
siamo riusciti a fare data la vetustà dell’originale.

 

            Sono dell’idea che occorra sempre tener presente il momento storico e il contesto in cui vengono dette o fatte determinate asserzioni. Non sono un negazionista.Se una cosa del passato, più o meno recente, non piace o si ritiene superata, ciò non vuol dire che si debba dimenticare o peggio negare, come è in uso oggi da parte di certi che professano una pseudocultura, spacciandola per vera cultura. La vera Cultura, quella con la C maiuscola, deve prescindere da atteggiamenti dettati da soggezzioni politiche, filosofiche o religiose, ciò non toglie che si debba fare un giusto esame critico.

Marcello Musumeci

 



1° gennaio 1926
Settembre 29, 2008, 8:31 pm
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      La prima pagina del 1° numero dell’organo mensile

                               dell’ associazione

         “Lupi di Toscana”

 

ringraziamo Daniele per averci inviato il documento.

(per leggere tutto cliccare 2 volte col sinistro sopre l’immagine,poi quando

si è aperta la finestra ancora un clic col sinistro) http://78lastoria.files.wordpress.com/2008/09/organomensile.jpg



Motto di D’annunzio
Maggio 11, 2008, 11:33 am
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